"Il numero 10"

"Il numero 10"

Per iniziare a raccontare, o almeno cercare di farlo, quello che il più grande genio della storia del calcio mondiale rappresenta per me, un tifoso fanatico del Boca e ovviamente della nazionale argentina, non sono necessarie le statistiche. I numeri, in ogni caso, confermano freddamente una verità indiscutibile: Diego è stato, è e sarà unico e ineguagliabile. Ma qui non voglio dimostrare che è il più grande di tutti, non avrebbe senso. Diego non ha bisogno di promotori o rappresentanti per lasciare il suo segno nella storia del calcio mondiale. Ha conseguito tutto per merito proprio, e ogni trionfo che ha ottenuto, lo ha ottenuto sempre grazie al suo sforzo, impegno, passione e, ovviamente, talento.

Le statistiche seguenti sono note quasi a tutti: Diego Armando Maradona è nato il 30 ottobre 1960 a Lanús, vicino Buenos Aires, Argentina. La sua carriera calcistica è iniziata nell'Argentinos Juniors (1976-80), è poi proseguita nel Boca Juniors (1981 e 1995-1997), Barcellona (1982-84), Napoli (1984-91), Siviglia (1992-93) e Newell's Old Boys (1993): ha debuttato il 20 ottobre 1976 (Argentinos Jrs. 0 - Talleres Cordoba 1); la sua ultima partita è stata River Plate 1 - Boca Juniors 2 del 25 ottobre 1997; ha giocato 588 partite ufficiali di campionato e coppe, segnando 312 gol (0,53 gol a partita); ha debuttato nella nazionale maggiore il 27 febbraio 1977 (Argentina-Ungheria 2-1) e ha giocato la sua ultima partita il 25 giugno 1994 (Argentina-Nigeria 2-1): con la nazionale ha giocato 90 partite ufficiali segnando 34 gol (media gol 0,36). Nella sua carriera ha vinto 11 titoli, disputato e vinto un mondiale giovanile in Giappone nel 1979, ha giocato 3 coppe America (1979-1987-1989, senza mai vincere il trofeo, 11 partite e 4 gol) e ha giocato 4 mondiali (1982-1986-1990-1994, vincendone uno e arrivando secondo in un altro, e segnando 8 gol in 21 partite).

Bene, tutto questo è ovvio, ma il mio interesse è cercare, modestamente, di dare una descrizione che va oltre qualsiasi statistica, numero o trofeo vinto; Diego è qualcosa di più. Io ho quasi 23 anni, sono abbonato al Boca da 7 stagioni ed è da molto tempo che vado tutte le domeniche (o quando si gioca) alla gloriosa Bombonera. E il Boca, come dice Diego, è più importante dei giocatori; i calciatori dopo qualche anno si dimenticano, ma la squadra e i suoi tifosi restano. Quello che Diego non dice è che sono i calciatori normali ad essere dimenticati, non Diego Armando Maradona. Diego non si dimentica. Lui è il Boca e il Boca è lui.

Gli ultimi anni del Boca non sono stati molto buoni a livello di vittorie, per fortuna siamo riusciti a diventare campioni poco tempo fa dopo 6 anni di attesa. Però in tutti questi anni, anche se non vincevamo il campionato, non mi sono mai pentito di aver pagato un biglietto per lo stadio: il motivo è semplice, il Boca non dipende dai suoi risultati, ma ha una grandezza infinita. E molta di questa grandezza è dovuta a Diego.

Mi diventa molto difficile poter spiegare quello che provavo quando Diego tornò al Boca... arrivavo allo stadio molto prima della partita, e giuro che il risultato finale era una scusa, era secondario. Quando il Boca entrava nel campo, davanti a tutti c'era "il" Diego (di Diego ce ne sono molti, "il" Diego è uno solo). Il suo modo di camminare, i suoi salti, il modo di alzare le braccia e salutare i tifosi... e quando inizava la partita, ah! Questa era arte sportiva... la sua maniera unica di accarezzare il pallone con la scarpa sinistra, il suo movimento con il bacino e la lingua fuori, sempre attento ai suoi compagni, facendo ogni volta qualcosa di imprevedibile.

Ritornò al Boca come un Re. Non aveva bisogno di dimostrare niente a nessuno. Ma rincorreva tutti i palloni come un ragazzo di 20 anni. Aveva la illusione e la allegria di chi gioca a pallone nel cortile di casa, facendo rimbalzare una palla di gomma contro la parete...

E con la maglietta biancoazzurra della nazionale, ancora di più. Vedere Diego entrare in campo con la sua fascia di capitano e il numero 10 sulle spalle supera qualsiasi sentimento possibile da descrivere. Semplicemente, dava senso al calcio e alla vita. È la frase che più si adatta.

Sono rassegnato. Da una parte so che nella mia vita vedrò molti grandi calciatori. Molti saranno forti e abili. Si vinceranno partite e campionati, se ne perderanno altrettanti. Ma non sarà lo stesso. Ringrazio sempre Dio per essere nato negli anni di Diego, e aver visto quasi tutta la sua carriera calcistica. Ma non pensiamo che possa essercene un altro come lui. Diego, già dalla nascita, è entrato nella storia.

Mariano Delle Donne

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